Artigiani e hobbisti tra sagre e sagrette

L’ESTENUANTE LOTTA CONTRO PRESSIONE FISCALE, HOBBISMO E LAVORO NERO.

La professionalità e l’originalità sopraffatte da tasse e balzelli e ci si mette pure la concorrenza di “cosiddette produzioni artistiche”.

So già che mi metterò contro parecchia gente ma, qualcuno dovrà pur parlarne di questo problema!

I fatti

L’altro giorno su Facebook è saltata fuori l’ennesima iniziativa estiva dal titolo Artigiani e Hobbisti e giustamente Valeria, una mia amica artigiana, l’ha fatto notare.

Qual è il problema direte voi?

Iniziamo dalla definizione: Cos’è l’hobbismo?

“Sono hobbisti coloro che vendono, in modo saltuario e occasionale, merci e prodotti di modico valore e oggetti di propria produzione per la realizzazione dei quali è sufficiente una comune capacità progettuale e di esecuzione, non appartenenti al settore alimentare, su aree pubbliche o in spazi dedicati.”

“In poche parole persone normalmente svolgono professioni diverse da quella dell’artigiano/artista, come un dentista che però crea orecchini con i denti estratti dai pazienti.”

Questo fenomeno che ormai cresce a dismisura, ha una notevole considerazione tra le istituzioni e gli organizzatori di eventi, sagre e feste.

E’ comprensibile quindi un certo malcontento.

Insomma forse è il caso di correre ai ripari.

La normativa italiana fa coesistere queste due figure ma ad una impone tasse e balzelli amministrativi da paura, senza contare le ispezioni, per gli altri, che rientrano nel limite dei ricavi sotto i € 5000,00, apparentemente i controlli sono notevolmente minori.

E in estate è un proliferare di eventi dove chiaramente spesso e volentieri queste figure convivono ma, non vi sono distinzioni di sorta.

In Sardegna la situazione è veramente penosa anche perché molte di queste produzioni sono di pessima qualità, altre rasentano il ridicolo, per non parlare delle violazioni di copyright e di plagio.

Se poi ci aggiungiamo che molte di queste opere sono autentiche “cineserie” * capiamo che di originalità non vi è proprio nulla. ( * opere di finti hobbisti che non realizzano da se ma acquistano cose già pronte che rivendono e quindi si tratta di un vero e proprio negozio in nero)

Dalla discussione sul social network sono emerse diverse criticità e a quanto pare il problema nell’isola si sta espandendo ormai a macchia d’olio, tanto che molte attività artigianali decidono di non partecipare alle iniziative, tranne a quelle poche che danno risalto a questo settore come ad esempio La Fiera dell’Artigianato Artistico di Mogoro.

In giro ci sono troppo poche manifestazioni di qualità, io stessa faccio fatica a trovare qualcosa di interessante da vedere. Al di là di alcune rassegne musicali, il resto è tutto un bancarella party o carnevale estivo con annessi stand in PVC.

E’ chiaro che nessuno vuole far sparire l’hobbismo, ci mancherebbe, persino Valeria nonostante tutto è convinta che le due figure possano coesistere ma occorre una regolamentazione seria e una visione d’insieme.

L’estate è la stagione delle sagre, manifestazioni dalla formula trita e ritrita, con una sfilza di improbabili espositori. Iscrizione a basso costo e tutela garantita.

Non solo l’Estate

Tra poco una di queste aprirà i battenti, Autunno in Barbagia, con un volume d’affari davvero da brivido ma, quella che doveva essere una spinta per la creazione d’impresa, in realtà in molti posti si è trasformata in una occasione di introito straordinario e di incentivo al lavoro nero.

Che poi per carità ci sta che nei nostri piccoli paesi possano esserci manifestazioni che diano respiro ad una comunità. Tappas in Mamujada ne è un buon esempio, ma accade anche che dopo questi eventi nei nostri piccoli paesi ritorna il niente più assoluto, aspettando l’edizione successiva.

Colpa di una mancata programmazione che lascia tutto in mano al caso e al turista di passaggio.

Figli e figliastri

Poi resta il nodo dei controlli che vengono effettuati esclusivamente a chi è obbligato per legge a fare lo scontrino emettere ricevuta, per gli altri invece ogni anno è uno scampato pericolo.

Insomma chi ne piange sono sempre le produzioni di valore. Viene così disintegrata in poche esibizioni l’unicità di una Sardegna creativa basata sull’artigianato tradizionale e di qualità.

Che poi anche qui bisogna aprire una grande parentesi tonda, quadrata e graffa.

Giriamola come ci pare ma ormai la formula fotocopia delle sagre e sagrette in tutta l’isola sta distruggendo il tessuto economico che ruota intorno agli artigiani che se continua così rientreranno nella categoria della Mitologia, ma questa è un’altra storia.

Ho già letto tanto disappunto nei commenti degli hobbisti. Non me ne vogliano i miei amici, ma cercare una giustificazione al fenomeno non mi sembra che possa portare ad una soluzione.

Bisogna arginare il fenomeno e occorre una visione più ampia iniziando almeno dai piccoli paesi.

La soluzione è necessariamente la valorizzazione degli hobbisti meritevoli e che desiderino fare il salto al professionismo, guidandoli in un percorso che possa portarli poi alla regolarizzazione. Allo stesso tempo chiudere le bancarelle fotocopia valorizzando l’artigianato locale.

La valorizzazione però non significa chiudere le porte a tutti ma ai furbi che approfittano delle zone grigie che DEVONO scomparire.

Che il dibattito si apra dunque, nella speranza che sia costruttivo.

Badate bene, qua non si tratta di guerra fra poveri ma di un’identità che va preservata.

Una storia che non può essere buttata al cesso per “due dollari in più”.

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