Mamoiada nella storia del Ducato di Mandas

|

Barbaricina

Le Carceri di Mamoiada: Storie di Cause, Delitti, Atti e Testimonianze.

Un patrimonio inestimabile nei documenti dell’Archivio di Stato di Cagliari.

La scorsa Estate a Mamoiada si è tenuta l’interessante conferenza di Umberto Oppus e Roberto Lai. Una bellissima carrellata di notizie storiche sul Ducato di Mandas e quindi anche documenti riguardanti Mamoiada.

Interessante per diversi motivi tra i quali vi sono documenti che parlano delle attività di Mamoiada sin dal 1500. Corrispondenze e citazioni sulla situazione della criminalità e anche sull’amministrazione in generale.

Il nostro paese presente in uno dei volumi presentati (A Balla y Estocadas) dove si trova spesso citato in processi, atti criminosi e omicidi cruenti, riveste comunque una importanza strategica. Nel secondo Volume infatti, Sa Giustizia Ti Cruxas, appare evidente il rapporto stretto con i Duchi di Mandas e la stessa Spagna, tant’è che il nostro paese era uno dei principali fornitori di beni regalati ai sovrani, così pure valorosi erano i suoi cavalieri.

Tempo fa in seguito al restauro della Chiesa di NS di Loreto, di cui avevo anche parlato in un mio articolo, saltarono fuori degli affreschi risalenti al al XVIII secolo, periodo della sua costruzione. Ebbene, nessuno seppe dare informazioni precise in particolare su uno stemma nobiliare venuto alla luce durante il restauro. Il Dott. Umberto Oppus, studioso e esperto della storia medievale e nel periodo della dominazione Catalano-Aragonese in Sardegna, venne a capo dell’enigma: si tratta infatti dello stemma dei Duchi di Mandas Lopez de Zuniga, unico Stemma presente in Sardegna di questa nobile famiglia.

Ma le ricerche del Dott. Oppus non si fermano di certo a questo, grazie ai suoi studi stanno emergendo tantissime informazioni su Mamoiada.

Grazie alla sua preziosa collaborazione in occasione della preparazione della mostra di Tappas, ho potuto fotografare diversi documenti riguardanti cause e delitti, interi faldoni processuali e testimonianze. Un immenso patrimonio.

Interessanti le diverse storie che si intrecciano nei rapporti con la Spagna e i suoi reggidores. Tra queste storie emerge quella delle Carceri di Mamoiada, situate nell’antico rione de Su ‘Astru dove ora abita Loreto Muggittu e per l’esatezza tra Via De Amicis e Via Montefiori.

Riporto qui per gentile concessione del Dott. Umberto Oppus l’estratto della sua ricerca, esposta in occasione di Tappas nella sagrestia della Chiesa di Loreto.

Uno dei luoghi simbolo della giustizia feudale fu proprio il carcere di Mamoiada dove molti mamoiadini, ma tantissimi abitanti di Fonni, Gavoi, Olzai, Ollolai, Lodine e Ovodda furono imprigionati. Questo un viaggio nella loro storia

Abbiamo le prime notizie di lavori nelle carceri di Mamoiada, site nel vicinato detto di “Castru”, nel 1560, quando Joan Satta, ufficiale del paese, segue alcune opere di sistemazione della struttura per ordine del Regidor. La necessità di avere una prigione sicura scaturiva dall’esigenza della sicurezza, ma anche dalle continue evasioni.

Successivamente, il 30 novembre 1646, troviamo pagamenti per 506 reali e 2 soldi in favore di Francisco Pisti, fabbro della marina, per catene e altro materiale fornito per le carceri della Barbagia Ollolai. Una serie di lavori venivano eseguiti e pagati dal regidor Bartolomeo de Pedrosa, il 6 luglio 1666, per sistemare le carceri.

Accusato di “diversos delictos” il 20 giugno 1663 è rinchiuso in carcere Juan Estefan Carta di Fonni che sarà tradotto nelle carceri di San Pancrazio in attesa dela sentenza finale della Reale Udienza: sarà condannato a 7 anni di galera, venendo imbarcato il 1 aprile 1664. Dalla seziata (la visita periodica del carcere) del 2 dicembre 1664 sappiamo che a San Pancrazio, proveniente da Mamoiada, era incarcerato Francisco Diego Zedda “fugio de presò” pochi mesi prima e subito dopo nuovamente arrestato.

Dalla lettura dei Quinque libri della Parrocchia di Mamoiada sappiamo che il 16 febbraio 1675 fu sepolto nel cimitero del paese un detenuto, morto il giorno prima in carcere, che nel registro viene chiamato “..un hombre de Dorgaly”. Stessa sorte che, esattamente un anno dopo,  il 15 febbraio 1676, interesserà Andres Serusy della villa di Fonni. Senza nome il prigioniero di Ovodda (“”un hombre de Ovodda”), sepolto il 27 dicembre 1680. L’ondata di freddo, il giorno successivo (28 dicembre) stroncherà la vita anche di Salvador Mavoddi (Maoddi) di Ovodda.

Il carcere, punto di riferimento per la giustizia dell’encontrada della Barbagia di Ollolai, subì varie trasformazioni divenendo la struttura deputata ad accogliere i condannati, ma anche i detenuti in attesa di giudizio.  Ma l’alto tasso di malviventi e banditi, che frequentavano le prigioni ducali, oltre a condizionare le attività produttive locali, impoverirà le comunità al punto che il territorio segnò una grandissima e grave crisi con la celebre carestia del 1681; il Seicento fu quindi anche il secolo, dopo la grande peste, che – sovrapponendosi alla “tradizionale” malaria, e appunto alla nuova carestia, decimò la popolazione e rinfoltì, conseguentemente, a sua volta le file delle orde banditesche. Malattie, povertà e la scarsa alimentazione si ripercossero violentemente anche nella popolazione carceraria che fece registrare numerosi decessi nel solo 1681. I registri (per la cui ricostruzione ringrazio l’amico Raffaele Cau Bua) vedono tra i prigionieri morti in carcere Antonio de Ovodda (morto il 6 gennaio 1681), Paschale Pirisi (di Ollolai, il cui decesso è datato 26 gennaio), Francisco Coniyo (Gavoi, morto anch’esso il 26 gennaio), Antiogo Carinyana (Mamoiada, trovato morto il 28 febbraio), due carcerati anonimi di Gavoi e Olzai (morte accertata il 15 marzo), Simoni Marcello (Fonni, morto il 28 marzo), Juan de Tonara (Fonni, morto anch’esso il 28 marzo. Da notare come non riporti il cognome ma solo il paese di provenienza), Juan Antonio Lavra (Mamoiada, morto il 30 aprile), Gasparra Manca (Mamoiada, deceduta il 28 maggio), Salvador Angel Mormotto (di Mamoiada, morto il 15 giugno), Juan Satta (di Mamoiada, morto il 16 giugno), Juan Tati Tundone (di Mamoiada, morto il 5 luglio), Antonio Bussu (di Ollolai, morto l’8 luglio) e Andres de Ovodda (morto il 19 dicembre 1681.  Juan Zedda, di Ollolai, come risulta dal libro dei conti del Ducato di quell’anno, era invece detenuto nelle carceri regie a Cagliari, nel 1686, dopo una sentenza della Curia Mayor.

Mura che assistono, quindi, a vere e proprie tragedie umane. Come quella che, il 7 ottobre 1710, vede coinvolto un certo Daniele di Gadoni. L’uomo, coinvolto in una rissa a Fonni, ferito da alcune coltellate, è condotto, insieme agli altri malviventi coinvolti, in prigione. Proprio in carcere, per le ferite mortali riportate, spirerà poche ore dopo.

Nel 1720 il maggiore di giustizia spese 4 soldi per far fare, da un fabbro del paese, alcuni “serrajos” per le prigioni. L’anno successivo, il 4 febbraio 1721, si spendono ben 60 lire per le serrature e altro materiale per le carceri appena sistemate e costruire ex novo. Nel 1722 il Regidor abbuona ben 110 lire utilizzate per pagare i muratori e artigiani che, nel 1725, riceveranno altre 25 lire per altri lavori.

L’evasione dal carcere di alcuni detenuti, il 7 febbraio 1763, porta nello stesso giorno alla denuncia del carceriere Juan Melis che dovrà rispondere della fuga di alcuni detenuti (“Causa por fuga de Presos de la Carcel”).

Identica situazione si registra alcuni anni dopo quando, la fuga di alcuni prigionieri dal carcere, il 23 giugno 1767, porta al processo contro i mamoiadini Salvador Deledda e Geronimo Mereu  accusati proprio “por fuga de Presos en la Carcel”.

Con sentenza della Reale Udienza, il 28 giugno 1768, fu disposto il rilascio di Antonio Ignacio Ladu alias “Costery” che vide accolte dai magistrati le ragioni del suo ricorso alla carcerazione.

L’anno successivo, nel 1769, tra i detenuti figurano Juan Cadau e Miguel Cugusi Porcu di Fonni. Con loro anche Cosme Carboni che sarà tra i protagonisti di una fuga dal carcere il 7 marzo 1769. Condannato il Carboni otterrà il beneficio dell’indulto il 24 settembre 1773.

Juan Murteddu Soddu, di Fonni, il 23 aprile 1784 vede accolta dalla Reale Udienza la sua richiesta di scarcerazione. La condizione era che pagasse prima la cauzione.

Rinchiuso prima nelle carceri di Mamoiada e poi in quelle di San Pancrazio a Cagliari, il 4 settembre 1787, viene rilasciato il detenuto Francesco Murgia Deiana di Fonni.

Da una lettera del 7 marzo 1792, a firma del Podatario generale don Joseph Olivar, sappiamo che “manca un carceriere” e, nell’incarico, temporaneamente destina due uomini del posto. Con successiva nota, del 13 marzo, il Podatario informa il Vicerè della “..ricerca di un carceriere”.

Con l’accusa di porto abusivo di coltello e per essere soggetto di pessime qualità Pietro Bassu di Fonni, nel 1792, viene arrestato a Mamoiada dove viene rinchiuso nel locale carcere. Dopo aver goduto dell’asilo politico da parte della Chiesa tramite il reverendo Assenzio, il 12 luglio riceve dalla Reale Udienza la sentenza di rilascio. Nuovamente arrestato l’ 11 novembre, evade clamorosamente dalle carceri di Mamoiada il 12 dicembre 1792  secondo quanto racconta in un’informativa  don Bernardino Guirisi.

Dopo un tentativo di furto il 15 gennaio 1802 viene rinchiuso in carcere, per ordine del maggiore di giustizia del paese, Pietro Basciu di Fonni.

Tra i detenuti, il 16 febbraio 1803, troviamo Cristoforo Miali (Miguel) Duras del villaggio di Fonni. L’uomo era in carcere perché accusato di essere un soggetto di pessime qualità e di essere l’autore di un furto di un cavallo l’11 aprile 1800 e della grassazione di 46 pecore nel novembre dello stesso anno sempre nel villaggio di Orgosolo. La Reale Udienza, il 3 ottobre 1804, lo condannerà a 15 anni di galera. Nella sala di supplicazione, del 12 dicembre 1804, la condanna passerà a 20 anni ed a essere sottoposto alla tortura per fare i nomi dei complici.

Il detenuto di Fonni Giuseppe Aresu, il 29 agosto 1805, vede la Reale Udienza acquisire nuove prove nel processo a suo carico, mentre il 19 settembre successivo il supremo Tribunale sentenziò la pena di un anno di catena nei confronti del detenuto, sempre di Fonni, Pietro Soddu Bottaru.

Nel 1806 è rinchiuso in carcere Antonio Marroccu, sempre di Fonni, che il 6 marzo vide la Reale Udienza chiedere un’istruttoria ulteriore nel processo a suo carico.

Nella seduta del tribunale del 17 giugno si discusse, invece, della causa criminale che vedeva imputato Francesco Mura Gallu di Gavoi. Con sentenza del 18 luglio 1831 sarà deciso il rilasciato del detenuto. Sarà nuovamente arrestato dai barracelli di Ollolai Giuseppe Bussu e Barolomeo Frau. Il supremo tribunale, il 12 marzo 1833, lo rimetterà in libertà con le spese a carico dei due barracelli. Una nuova clamorosa evasione dalla carceri di Mamoiada si registrerà nella notte tra il 4 e il 5 marzo 1807 quando a figgire, tra gli altri, sarà il detenuto Pietro Meloni di Ollolai. Nuovamente arrestato sarà sottoposto a nuovo processo. Ma la Reale Udienza il 5 gennaio 1809 disporrà il suo rilascio.

Libertà, il 10 giugno 1809, anche per il detenuto di Mamoiada Antonio Basilio Sini che viene scarcerato con sentenza della Reale Udienza.

Da un’udienza del supremo tribunale, del 26 agosto 1809, sappiamo che erano in prigione Michele Cugusi e Pietro Falconi, entrambi di Fonni.

Tra i detenuti del 1813 troviamo Giò Matteo e Giovanni Corda, oltre a Giovanni Ledda tutti di Mamoiada.

Nella sezione femminile, proveniente dalle prigioni di Nuoro, nel maggio 1814 sarà rinchiusa donna Maria Maddalena Galisai, condannata nel 1808 a sette anni di carcere, in complicità con suo marito don Salvatore Satta ed un figlio, per l’omicidio di don Ignazio Satta. La Reale Udienza, il 28 giugno 1809, rigettò la richiesta di libertà lasciando i due nobili in carcere. La nobile, gravemente malata, chiese ed ottenne di lasciare Nuoro per fare rientro nelle carceri del suo paese natale, considerato che non rappresentava un problema per una eventuale evasione. La Reale Udienza, nella seduta del 9 gennaio 1810,  confermò i 7 ani di carcere per la Galisai e per Salvatore Satta. I giudici scriveranno che l’omicidio nacque  dall’“odio verso don Antonio Gavino Galisai per i maggiori beni e eredità data a donna Maria Efisia Galisai, sposata con don Ignazio Satta Cao”. Rimasta vedova donna Efisia si risposò dopo qualche anno. Rimasta incinta, il 19 febbraio 1804, entrò furtivamente a casa sua e sparò nel ventre della donna ferendola e uccidendo il feto. Anche questo reato sarà alla base della condanna verso il nobile.

L’evasione dalle carceri di Giuseppe Aru di Olzai e di altri prigionieri, portò la Reale Udienza a istruire, nel 1816, un processo contro gli evasi.

Dopo un periodo di detenzione, i giudici il 18 maggio 1818 accolsero la richiesta di scarcerazione di Giovanni Piras Moro di Fonni, in prigione per essere soggetto di cattive qualità e diffamato in ogni genere di furto (l’uomo era da tempo conosciuto alla giustizia. Arrestato in precedenza era stato già rilasciato dal carcere con sentenza dell’11 settembre 1813).

Tra i detenuti a processo il 21 gennaio 1820 troviamo l’ex maggiore di giustizia di Mamoiada Melchiorre Paddeu incarcerato perché, durante una sua visita di ispezione alle locali carceri, scapparono dalla prigione i compaesani Giuseppe Gungui e Giò Maria Mattu. Il funzionario, sospettato di essere complice nella fuga, fu a sua volta messo ai ceppi e querelato. Nuovamente arrestato, con sentenza, del 20 ottobre 1821, sarà rilasciato. L’uomo era in carcere perché accusato di aver rubato i buoi di Salvatore Querenti ad Ortueri. Sarà nuovamente rinchiuso in cella per il furto, nell’agosto 1825, di una cavalla di Isidoro Bassu. Sarà nuovamente liberato il 22 dicembre 1829.

Da una nota del notaio Baille del 22 giugno 1820 relativa ai detenuti del Ducato di Mandas, per quanto riguarda la Barbagia di Ollolai troviamo in carcere Giovanni Maria Mattu di Olzai, Pietro Mureddu  e Salvatore Marcello di Fonni, Pietro Mattia Porcu di Olzai, Francesco Pisano di Gavoi (in prigione dal 3 marzo 1818) e Giantonio Ladu di Ollolai. Con loro anche Antonio Nule di Bitti. Nelle vicine carceri di Orani erano invece ai ceppi Antonio Francesco Sale di Mamoiada e Francesco Piras di Fonni. A carico della Reale Cassa, a san Pancrazio, figurano  Giomaria Loddo di Ovodda (il suo processo, il 4 giugno 1817, vide l’acquisizione di nuove prove), Giovanni Antonio Cadoni di Gavoi (condannato dopo un processo che aveva visto la prima udienza nella causa contro di lui il 17 dicembre 1818) e Giuseppe Serusi di Fonni.

Dalla causa criminale contro il detenuto di Ovodda Giovanni Zanda sappiamo che, il 16 marzo 1823, il prigioniero evase con altri compagni di cella “..con intelligenza del custode, e previa promessa fatta al medesimo di scudi 35 o 40, mediante frattura delle porte e della serratura”.

Da un appello del 25 luglio 1824, dell’avvocato di Antonio Mulas, Antonio Bassu Ortu e Giovanni Santus Boe, tutti di Oliena, sappiamo che i detenuti non conoscendo le motivazioni del loro arresto stavano “..soffrendo la più penosa carcerazione”.

Arrestato per porto di pistola abusivo, il 14 settembre 1824, è arrestato e rinchiuso in carcere Michele Mattu Sedda di Fonni. Alcuni mesi prima, dal 9 novembre 1823, per il furto di 17 maiali era ai ceppi Giovanni Maneddu sempre di Fonni. Evaso dal carcere di Mamoiada il loro compaesano Giuseppe Mureddu è nuovamente arrestato nel novembre 1823 ma questa volta sarà tradotto a San Pamcrazio a Cagliari.

Mentre era in carcere, nel 1825, Giuseppe Cugusi Zunnui sempre di Fonni ricevette la sentenza di condanna per il tramite del delegato Giuseppe Antonio Gaia.

Tra i detenuti del 1826, che ricevono sentenze di condanna, troviamo Giovanni Zanda di Ovodda (la cui sentenza del 25 agosto sarà l’invio alla galera dove dovrà scontare 7 anni di reclusione). L’uomo era era stato arrestato nel dicembre 1822 perché trovato in possesso abusivo di schioppo. Rinchiuso in carcere a Mamoiada riuscirà ad evadere il 16 marzo 1823, per essere riacciuffato alcuni anni dopo. Ed è sempre in questo anno, il 20 aprile 1826,  che si assiste ad una clamorosa evasione dal carcere. Tra i detenuti evasi  troviamo il mamoiadino Francesco Sale Mele (accusato del furto della cavalla di Antonio Panedda) che sarà nuovamente arrestato e accusato di evasione con gli altri detenuti “..avendo in complicità di essi fratturato il muro che divide quelle carceri dall’attigua casa del custode avendo con coltelli e pezzi di legno fatto un buco”. L’uomo sarà rilasciato in seguito alla decisione della Reale Udienza il 20 luglio 1830. Con lui in cella ed evaso anche il compaesano Giovanni Corda Orotelli di Mamoiada che sarà condannato dalla Reale Udienza, il 20 aprile 1827, a tre anni di galera. Dal suo processo sappiamo che il primo detenuto che riuscì a passare dalla cella alla cucina del custode, rubò le chiavi ed aprì le celle ed il portone che dava sul cortile riuscendo così a scappare. Fra gli evasi anche Giuseppe Drugoni (o Durgoni) di Fonni. L’uomo era in carcere dal 1826 in seguito all’ arresto per furto di buoi insieme ad un suo compaesano, reato commesso nel proprio villaggio. Per questa evasione il Drugoni fu denunciato dal Capitano dei Cacciatori Provinciali Giovanni Falconi Cadeo. La Reale Udienza, il 20 marzo 1827, negherà il beneficio dell’inibizione di molestia. Nell’elenco dei fuggiaschi anche Pietro Piras Mureddu e Giovanni Cugusi Mele, entrambi di Fonni.

Da qui, nel 1827, evase rocambolescamente un altro fonnese,  Salvatore Coinu, noto alla giustizia poiché già incarcerato ed evaso dalle carceri di Fonni. Con la sicura complicità del custode, pochi mesi dopo, scappava anche Michele Pira Corriolu di Gavoi In quest’anno troviamo in carcere anche Pietro Pirisi Bottaru e Raffaele Moro Busia (che sarà rilasciato con sentenza della Reale Udienza del 23 gennaio 1827) di Fonni e Salvatore Fois Gurroni di Nuoro. Oltre a quella del 1827 tentativi di evasione si ebbero anche nel 1807, 1813 e 1826. Da Fonni i detenuti tentarono la fuga nel 1827 e 1829.

L’anno successivo, nel 1828, riconosciuto colpevole di furto ad Olzai viene rinchiuso a Mamoiada Serafino Cambedda di Teti che per il reato sarà condannato alla galera. Con lui tra i detenuti anche Francesco Gregu (l’uomo rilasciato sarà nuovamente arrestato e condannato con 1 anno di catena dalla Reale Udienza il 12 aprile 1837) e Giuseppe Gungui Galisai, entrambi di Mamoiada.

L’anno successivo, nel 1829, ad essere condannati saranno Giovanni Piras (il notaio Rugieri attuerà la sentenza) e Michele Pira “Corriolu” di Gavoi (sentenza eseguita dal notaio Giuseppe Maria Cara).

Fuga rocambolesca, invece, nel 1830, per il bandito Martino Delussu che approfittò dell’ingenuità del maggiore di giustizia di Fonni Giovanni Mattu Busia, a cui era stato affidato. Il Mattu, infatti,  tratto in inganno dai lamenti del malvivente che diceva di avere forti dolori ad una gamba, non lo assicurò, come avrebbe dovuto, ai ceppi favorendo la fuga di Delussu. Evasione che costerà una condanna a 18 mesi di carcere al Mattu Busia che si diede, a sua volta, alla latitanza. La Curia di Fonni immediatamente lo dichiarò latitante aprendo la caccia all’uomo. Due anni dopo, nel 1832, il maggiore di giustizia fu graziato poiché, pur negligente, fu riconosciuto non colpevole ed in buona fede.

La sentenza di condanna contro Rafaele Mele di Mamoiada, nel 1831, fu eseguita dal notaio  Rugieri.  Il collega Giuseppe Maria Cara, nel 1830, procederà all’esecuzione della sentenza nei confronti del detenuto di Ollolai Saturnino Broderi.

Sempre nel 1831 tra i detenuti ad essere condannati troviamo Giuseppe Mameli Ortali di Olzai che sarà condannato, il 2 settembre,  insieme al suo compaesano Pietro Ladu il primo a 15 anni di galera ed il secondo a 10 anni, oltre alla pena della berlina, poiche riconosciuti colpevoli di omicidio e altri reati. In carcere anche Battista Lai di Fonni (era accusato del furto, nel novembre 1828 e nel gennaio 1829, per due distinti furti in casa di Diego Gaia. L’imputato fu giudicato dalla Curia ordinaria il 25 maggio 1831, dalla Reale Governazione il 21 ottobre successivo, mentre con sentenza del 23 marzo 1833 fu disposta l’acquisizione di nuovi testi. Sarà condannato a 3 anni di catena con sentenza del 24 ottobre 1834).

Arrestato per porto abusivo di schioppo, il 27 marzo 1833, la Reale Udienza pronunciò la sentenza di rilascio del detenuto Giovanni Antonio Deligia di Ovodda. Pochi mesi dopo, facendo seguito al pronunciamento del 30 aprile, analogo provvedimento fu adottato, il 10 agosto, per Michele Porcu di Fonni, in carcere in seguito alla denuncia di don Antonio Tolu di Oliena.  Alcuni giorni prima dal carcere fu fatto uscire anche il compaesano Battista Coinu, in seguito alla sentenza del 20 luglio 1833. Con l’accusa di aver rubato una pecora al compaesano Giovanni Bassu nell’agosto 1831, Salvatore Guria di Fonni fu arrestato e portato in carcere. Sarà rilasciato solo dopo la sentenza della Reale Udienza del 29 maggio 1833. Sempre da Fonni proveniva il detenuto Giuseppe Virdis Lai che troviamo in carcere dopo la condanna seguita al processo per una serie di reati commessi iniziando dal 1828.

Alcuni mesi dopo il passaggio dalla giurisdizione ducale a quella reale proprio le carceri di Mamoiada sono al centro di una clamorosa evasione. Nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre 1844, invece, dopo aver divelto una inferriata, fuggirono i detenuti Pietro Trogu di Tiana, Giovanni Piredda di Dorgali, Elia Deligia di Ovodda, Francesco Peddis di Desulo e Giuseppe Elia Margiolu di Olzai.

Sarà questo uno degli ultimi episodi di fuga da Mamoiada poiché, come scriverà l’Ufficiale Fiscale generale, il 20 maggio 1845, si dava inizio all’evacuazione delle carceri di Mamoiada e di  Posada in favore delle nuove carceri provinciali di Nuoro che potevano ospitare sino a 350 detenuti.

La riproduzione di questa ricerca è vietata senza il consenso dell’Autore.