La Visita del Vicerè des Hayes e il focus su Mamoiada

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Barbaricina

Continuano le ricerche sulla Storia di Mamoiada attraverso la documentazione del Ducato di Mandas. Ricerche a cura del Dott. Umberto Oppus e che troviamo nel suo libro “Sa Giustizia ti Cruxat”.

Stavolta la relazione ci parla della visita del Vicerè Hayes che visitò il nostro paese nel 1770.

Partito da Cagliari, il 3 marzo 1770, dopo la sosta a Senorbì, il Viceré Hallot Des Hayes il 6 entrava nelle terre del Ducato accolto, al confine del feudo, proprio dal Bazan che lo accompagnò nella visita di Mandas (“la Relazione riporta che: “Incamminatosi dunque S.E. col suo seguito verso la Villa di Mandas, le venne all’incontro ne’ confini di sua Giurisdizione il Reggidore di esso ducato con Cavaglieri, Consultore, e agl’Impiegati della Curia Maggiore, compreso quel Rettore, ed alcuni Ecclesiastici li quali tutti scesi a terra, si fecero una premura di complimentare l’Eccellenza, e poscia incorporatisi, tra breve spazio di strada, furono le rispettive numerose Cavallerie dè partiti della Trexenta, rilevate da quelle de dipartimenti della Curadoria di Mandas che seguitarono l’accompagnamento”).

Nel febbraio precedente il Regidor, insieme ai suoi pari grado dei feudi di Villasor, Quirra e Benavente, fu ricevuto a Palazzo Viceregio a Cagliari dal Des Hayes che, informandoli della sua intenzione di visitare il Regno, chiese (inutilmente), conoscendo le loro usanze, di evitare una accoglienza sfarzosa e, di conseguenza, inutili sprechi (era uso antico, degli spagnoli, infatti, omaggiare i Viceré sia a Cagliari che nelle Visite nei feudi). Al suo arrivo a Mandas (gesto ripetuto anche negli altri centri visitati), oltre ad aver fatto distribuire agli abitanti decine di candele per l’illuminazione, dispensò alcune elemosine ai poveri.

A Mamoiada, invece, il Vicerè dopo aver annotato che il Sindaco si nominava come negli altri paesi del Ducato di Mandas e non percepiva stipendio (a differenza del paese capoluogo e di altri villaggi dove aveva invece un appannaggio di 20 scudi.

A Mandas la comunità eleggeva, inoltre, “nove consiglieri, tre per ciascheduna delle tre categorie di Principali, la prima, di buoni Mazzai, e Pastori, la Seconda, e la terza di poveri”), chiese chiarimenti sulla gestione della giustizia. Sia il Sindaco Monserrato Melis che don Salvatore Galisay, censore, risposero alle domande offrendo un quadro della situazione: “Non esservi inimicizie, ma soltanto esser nato qualche rancore tra molti individui per l’omicidio di don Ponziano Melis, successo in rissa di notte tempo con i barracelli.

La visita di Stato del Principe Umberto. La gente di Mamoiada si raduna nella piazza Santa Croce.

Non aver lamento alcuno da porgere riguardo l’amministrazione di giustizia, che i semineri sono ben custoditi dai ministri di vidazzoni. Che non vi sono discoli ma soltanto venire di nascosto nella villa e territori Antonio Piras, Francesco Gardu, Cosme Luzu, Antonio Vicisay ed Ignazio Gratta, complici nell’omicidio di Giuseppe Moro, di Efisio Luzu (“muerto de un balasso” il 28 agosto 1768) e di don Paolo Galisay (ucciso il 23 febbraio 1764)”. Aggiunge, inoltre, il notaio che “tutti i disordini lamentati si riducevano nelle zone di Fonni, Orani, Orgosolo, Mamoiada, agli schiamazzi notturni di alcuni cavalieri di Mamoiada che si prendevano una lavata di capo del Vicerè”.  Ma la calma fu di breve durata poiché, l’anno dopo, il 26 febbraio 1771, fu ucciso in un agguato don Cosme Damiano Galisay.

Tra i documenti allegati alla Relazione del Des Hayes troviamo la “Nota dei Cavalieri delle infrascritte Ville”, in cui riporta anche gli elementi di “sospetta condotta” o di natura torbida: tra questi troviamo don Giuseppe Sepulveda di Mandas, don Guido Vincenzo Dedoni di Gergei (imputato in un processo, l’8 agosto 1832, fu ammesso dalla Reale Udienza al beneficio della fidanza e rilasciato dalla carceri dove era detenuto), don Agostino Demuro di Orroli e don Giò Agostino Melis Marras di Mamoiada.

Il Regidor, attraverso i vari funzionari del Ducato, aveva un quadro completo di quanto succedeva nei vari villaggi del feudo ed era coinvolto nelle più svariate incombenze. Fra queste, la delega, del 19 giugno 1766, ricevuta dai Cavalieri di Mamoiada (i nobili Francisco e il figlio Agustin Melis,  Proto Meloni, Juan Domingo Satta, Gabriel Antonio Satta, Antonio Melis Carta, Ignacio Anotnio Melis, don Cosme Meloni, don Juan Stanislao Meloni, don Cosme Galisay, Pablo Tolo, Diego Meloni e Gregorio Guiso), per presenziare, il 25 giugno a Cagliari all’assemblea per l’istituzione del Monte di Soccorso che voleva lo Stamento militare. La delega al Bazan, firmata dal notaio Juan Antioco Casula, era motivata dalla lunga distanza, ma soprattutto dal tempo inclemente dovuto alle forti febbri malariche dell’estate sarda.

A cura del Dott. Umberto Oppus – Vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore.