Giorni strani, strani giorni questi ultimi. Santa Rughe immersa di tristezza. Eppure siamo vicini a Pasqua. Non dovremmo festeggiare?
Magari lo faremo lo stesso, ma i pensieri quelli restano.
Mi ritrovo a scrivere cose tristi, lo so è il mio lavoro.
Lettere, ricordi e poi esci e notizie che ancora una volta a Mamoiada ti lasciano l’amaro in bocca.
E poi leggi…altra amarezza.
Sembra non finire più….

Avrei voluto scrivere di gioia in questi strani giorni, ma sembra quasi che questa settimana, strana anche lei, che ricorda il calvario, la morte, non me lo permetta. Ma una settimana finisce, si, per poi ricominciare, questa finisce sabato ma ricomincia a Pasqua.

E allora si sono strani giorni…ma essa se li porterà via.

Si chiama Speranza.

E mi risuona in testa una canzone….

Ascoltavo ieri sera un cantante, uno dei tanti, 
e avevo gli occhi gonfi di stupore nel sentire: 
“Il cielo azzurro appare limpido e regale” 
(il cielo a volte, invece, ha qualche cosa di infernale). 
Strani giorni, viviamo strani giorni. 
Cantava: sento rumori di swing provenire dal 
neolitico, dall’Olocene. 
Sento il suono di un violino e mi circondano 
l’alba e il mattino. 
Chi sa com’erano allora il Rio delle Amazzoni 
ed Alessandria la grande e le preghiere e 
l’amore? Chi sa com’era il colore? 
Mi lambivano suoni che coprirono rabbie 
e vendette di uomini con clave. 
Ma anche battaglie e massacri di uomini civili. 
L’uomo neozoico dell’era quaternaria. 
Strani giorni, viviamo strani giorni. 
Nella voce di un cantante, 
si rispecchia il sole, 
ogni amata ogni amante. 
Strani giorni, viviamo strani giorni

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