Si ferma il rito salta la festa di Sant’Antonio Abate

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Barbaricina

C’è un tempo per ogni cosa si legge nel libro del Qoèlet (Qo 3,1–11), e scrissi anch’io un articolo tempo fa di come il tempo ha cambiato le nostre tradizioni e il nostro sentire.

Il 2020, anno funesto, continua a trascinarsi ancora oggi a distanza di un anno.

Un anno terribile che ha ridisegnato la nostra vita e la nostra quotidianità.

Un anno che ci ha privato degli affetti e della libertà.

Per noi mamoiadini, artefici di riti che si perdono nella notte dei tempi, ha significato una riduzione delle nostre occasioni di socialità.

Un anno fa ci preparavamo per la festa a noi cara. Il rito più importante tramandato di generazione in generazione.

Sant’Antoni de su o’u, Sant’Antonio del fuoco.

Uno stop pesante ma dovuto.

E così questo 2021, iniziato a rilento e del quale non abbiamo ancora certezze, si porta via la nostra festa più importante.

Purtroppo ancora una volta abbiamo dimostrato di non essere capaci di rispettare le minime regole, e un’occasione come questa potrebbe, se lasciata libera, peggiorare una situazione che per fortuna in paese è tornata alla normalità.

Quest’anno quindi sarà pura fede e questo stop dovrà farci riflettere sull’importanza delle nostre tradizioni.

Ci sarà la benedizione quindi ma non la festa. Non si udiranno le voci dei mamoiadini festanti nei vicoli del paese. Non ci sarà la danza a rallegrare le anime festanti.

Questo tempo è stato davvero pesante.

Ma sono fiduciosa e so che in cuor nostro tutti faremo festa e quella fiammella arderà nelle nostre case. Il rito si compirà nel nostro intimo, lontano dai riflettori.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per fare lutto e un tempo per danzare.

Danzeranno ancora i Mamuthones e gli Issohadores, tornerà anche il loro tempo e forse questo ci legherà ancora di più al nostro rito.

Sant’Antoni prodigiosu, Santu senza simizante, dazenos grassia abbundante, Antoni Santu dizosu.