Tratto da un mio Articolo S’Istentu Anno 3 numero 3 del luglio 2002

Il fatto che ha portato poi alla sentenza che definì già a fine 1500 i confini tra il Comune di Orani e il nostro, risalgono già al 1567 quando gli abitanti di Orani presentarono un’istanza contro alcuni vassalli mamoiadini.

Quella che segue è la sentenza.

(Mamoyada 12 marzo 1568)

Sentencia donada entre los vasailos dela vilia de Orani y’los dela villa de mamoyada del illustre senor don Pedro Massa de Litana y de Ladrcn donada per lo molt Illustre senor conte de Sedilo pront injra sobre los excesos insultos v entrar a pastar que los vezinos dela villa de Orani executavan en los terminos y pastos dela de Mamoyada ano de 1 568 Insertase en ella et destinde que se bize de los terminos delas dos Villas de orden de dicbo   Senor luez.

Il molto illustre signore don Geronimo Torrosani, conte di Sedilo signore delle encontrade di parte Barigadu e di parte Olcier, nelle cause e questioni che vertono tra i vassalli e abitanti della villa di Orani manna coi vassalli della villa di Mamoyada del molto illustre signore don Pietro Maca delicana de Iladron sia civili sia criminali dipendenti ed emergenti da quella vista anzitutto una carta presentata da mossen Giovanni Cossu nella città di Cagliari al molto nobile signore don Pietro àymerich, procuratore generale reggidore dallo stato del suddetto illustre signore don Pietro Maca contenente lamentele contro alcuni vassalli ed abitanti di Mamoyada dicendo che quelli avevano commesso grande eccessi ed inst:iti verso e contro i vassalli di Orani e contro la giurisdizione della suddetta villa per essere entrati i mamoiadini con il loro bestiame nei salti di Orani: per devastarli e colpire gli alberi di ghiande con grandissimo danno e pregiudizio degli oranesi é dennendo dei diritti e regalie di don Pietro Maca contro le ordinanze penali del citato don Pietro Aymerich come anche dell’ex reggidore ed aggiungendo che esserìdosi recata la giustizia della villa di Orani a salvaguardare i suddetti salti come usanza, i predetti vassalli di Mamoiada.

Il dispregio della buona amministrazione della giustizia con un gran numero di persone armate e a cavallo andarono ad attaccare come nemici il majore della villa di Orani e la sua compagnia e di ciò si è presentato reclamo presso l’ufficiale mossen Giovanni Carta Pau e presso il procuratore generale, chiedendo la punizione dei rnamoiadini, perché non violassero più la giurisdizione e il possesso della villa di Orani avendo tra l’altro tagliato degli alberi contro le disposizioni del procuratore generale.

     –  Vista la potestà del presentatore della carta fatta il 1 dicembre scorso:

    Visto l’ordine del procuratore generale con cui si vieta di tagliare alberi vista lagrida dell’ex   procuratore generale che vieta il taglio degli alberi ghiantiiferi per farne legna da ardere e di copertura (escandula) sotto pena di 50 lire.  

Vista la carta presentata dal procuratore della villa e dai vassalli di Grani il 2 dicembre dell’anno passato contenente la descrizione dei gravi danni fatti dai vassalli e abitanti di Mamoyada nei salti e territori di Grani con il taglio di molti alberi e con l’ingresso del bestiame in quelle terre per cui ci si recasse lì e si bloccassero uomini e bestie fino al pagamento dei danni;

visto il provvedimento emanato lo stesso giorno dal suddetto ufficiale mastro Carta, visto un

atto di sopraluogo (de revista) fafto nella villa di Sarule il 3 dicembre 1567, con cui si relaziona sui

danni accertati sul ghiandifero di Grani;

visto un altro atto de revista fatto ad Grani il .i dicembre d’ordine dell’ufficiale mossen Carta Pau sul sopraluogo di un cavallo rude bianco morto;

vista un’altra carta presentata dal procuratore dei vassalli di Grani contenente le lamentele contro i vassalli di Mamoiada;

visto un atto de revista fatto fare dal luogotenente mossen Francesco Forgueri il 10 febbraio 1567 con la relazione dei revisori su alberi tagliati ed altro;

visto un altro atto de revista fatto fare da mastro Carta Pau ufficiale il 9 giugno dell’anno scorso sullo stesso argomento;

vista una carta presentata da mossen Giovanni Stefano Corona procuratore dei vassalli e abitanti di Marnoiada nella città di Cagliari al molto nobile signor procuratore generale in cui ci si lamenta perché mercoiedì tre dicembre scorso i vassalli di Grani con altri uomini delle altre ville dell’encontrada de Orani circa 300 persone a cavallo e a piedi armati di archibugi balestre, spade ed altre armi a punta (asrades), movendosi ai suono di un tamburo alla maniera di quelli che vanno in guerram  sono entrati nei salti e territori liquits della villa di Mamoiada e nelle terre aratorie dei suddetti vassalli A M. che tenevano pulite per seminare come su terre proprie con i loro attrezzi, e avendo portato dei buoi cori gli aratri per arare e seminare orzo nelle suddette terre già pulite dai vassalli di Mamoiada, in malo modo come persone che non apprezzano il bene che si fa nell’arare, hanno passato gli aratri per la terra lasciando quella a Ilochs a iochs nor arata e lasciando le terre sane

e non arate con la propria erba y coses de brutesa che crea la terra che i buoni contadini puliscono quando seminano: Il procuratore dei vassalli di Mamoiada aggiunge che lo stesso giorno gli oranesi presere con prepotenza due contadini di Mamoiada, Giovanni e Paolo Porcu. che asseriscono che stavano lavorando

in terra propria e della giurisdizione di M. e con i loro gioghi ed aratri li portarono via con insulti e maltrattamenti e lo stesso fecero con altri della stessa villa e quel giorno il padre dei suddetti Porcu, Juanneddum presentò reclamo presso don Francesco Mele, ufficiale della  Barbagia Ollollay e presso il malore di Mamoiada don Antioco Piu, dicendo che gli oranesi avevano preso malament i suoi figli con i buoi e gli aratri e  Chiedendo che si recassero a fare un sopraluogo per conoscere la verità.

Essendosi quelli recati con altre persone e con dei forestieri a fare la revista sentirono Sebastíano e salvatore Mereu porcari di M che gridavano perché gli oranesi presero loro 30 maiali e una capra ed accorrendo Francesco Mele e il majore di Mamoiada con gli altri al loro seguito per capire cosa stesse succedendo, passando in località Sufenughi, salto di Mamoiada come afferma il procuratore dei vassalli di quella villa, gli oranesi li accolsero con grandi grida e agitazione (avalot) (abolotu in sardo) tirandogli molti colpi di scure (straUades), al punto che, essendo quelli di Mamoiada non più di 10-12 persone disarmate, non potendosi difendere dalle molte strallades che gli oranesi tiravano e che uccisero tre cavalli uno di mossen Giovanni Satta major de dies, l’altro dell’ex majore e l’altro di don Giulio Corona ed inoltre gli oranesi rubarono il cappotto del suddetto mossen Giovanni Satta e solo Dio volle che non fossero uccisi i padroni dei suddetti cavalli e poi gli oranesi presero il majore Antioco Piu, Sebastiano de Vigo e Nicola Cola che portarono via come nemici maltrattandoli e mettendogli le mani addosso e il majore fu ferito e il Cola tanto maltrattato che stava per morire e legatili al suono di tamburo li hanno portati ad Orani dove li incarcerarono facendo gli oranesi grans crils de alegrias y salva de arcabussos al suono del tamburo.

E si aggiunge pi avanti che quelle persone sono state riunite per ordine dell’ufficiale di Crani mossen Giovanni Cartaa e del suo luogot–nente mossen Antonio Forgueri e con i maggiori delle ville dell ‘encontrada della Curatoria Dore e sono stati riconosciuti in quell’assembramento mossen Marini A.njoy, Sebas’iano Pisanu, Elias Sarta, Giovanni Carta Manca, Giovanni Francesco Carta, Sebastiano Carta, Giovanni Maria Guiso, Giovanni Fadda, Anselmo Labra, Resori PIana, Bachis Chisu, Giovanni Angelo Carta, Pietro Desogiu Anjoy, Salvatore Sunquello, mastro Andrea Morenom Antonio Satta e Nicola De Tempiu tutti vassalli e abitanti della villa di Orani.

Essendo un caso tanto atroce e degno di esemplare castigo, il procuratore di Mamoiada supplicava che si provvedesse anzitutto a che l’ufficiale della Curatoria Dore e il suo luogotenente, con i suddetti di Crani e i maggiori delle ville della suddetta encontrada, si presentassero a Cagliari dal procuratore generale e fossero fermati dallo stesso perché non fossero presenti nell’encontrada. Infattim dopo tali insulti e delitti, avrebbero potuto subomare la gentem perché non si sapesse la verità sul caso tanto audace (atrevit). Qualora, poi, il procuratore generale non possa trasferirsi nella Barbagia di Ollolai e nella Curatoria Dore invii un commissario e scrivano di fiduciam non sospetto, per ricevere le dovute informazioni e fare il processo come conviene alla buona amministrazione della giustizia: E poiché il majore di Mamoyada Antioco Piu, Nicola Cola e Sebastiano de Vigu e i porcari sono in carcere ingiustamente ad Orani, dove hanno anche i buoi e gli aratri dei Porcu ed un altro giogo di Pietro Sedda, il procuratore chiede che siano scarcerati e con loro 1′ orgolese basilio Marras, che si trovava in compagnia del majore per fare il sopraluogo, catturato anch’egli con il suo cavallo; visto l’atro atto presentato dal procuratore dei vassalli di Mamoyada il 19 dicembre scorso nella villa di Gavoi al procuratore generale, con cui ugualmente si chiede la scarcerazione e la convocazione a Cagliari; vista la potestà del comparente per conto dei vassalli di Mamoyada del 5 dicembre scorso; visto l’atto presentato dal procuratore degli uomini di Orani il 21 dicembre scorso al procuratore generale; visto un atto con cui mastro Giovanni Stefano Corona si impegna a che Nicola Cola, Giovanni Porcu minore e Sebastiano Vigo Carbone incarcerati seguano il messo giudiziario (alguzrr) dello Stato dell’illustre signor don Pietro Maca , Francesco Paddeu, con la pena contenuta nello stesso atto in caso di contravvenzione e la lettera del procuratore generale per la scarcerazione degli stessi; visti alcuni reclami dei vassalli di Mamoyada e la relazione fatta dall’ex malore il 18 dicembre scorso; viste alcune certificazioni di ferite; viste le deposizioni di alcuni di Orani e il riclamo presentato da mossen Giovanni Stefano Corona il 30 dicembre scorso sul processo fatto dall’ufficiale di Mamoyadam con cui si chiede il sopraluogo nelle terre di Mamoyada che asserisce essere state malament arate e seminate dai vassalli di Orani di propria ini7iativa e che il proc. gen. Ordinasse di allontanare i capi (apartar los capadosses) per poter fare il processo; visto il suddetto processo e inchiesta prodotta dal procuratore di Mamoyada, che comincia il 3 dicembre 1567 a M. in cui oltre i reclami e le testimonianze ricevute si hanno alcuni atti di sopraluoghi di territori e di cavalli morti;  visti alcuni interrogatori di testimoni fatti riascoltare dal proc. gen. e alcune conferme di reclami; vista la deposizione fatta da mossen Giovanni Carta ufficiale dell’encontrada della Curatoria Dore davanti al proc. gen. i131 dicembre scorso a Gavoi e la presentazione di tutti gli atti relativi ai fatti accaduti il 3 dicembre tra i vassalli di Orani e quelli di Mamoyada, ben ponderate e considerate  le affermazioni dei testimoni; viste le deposizioni del luogotenente ed ex malore di Orani;  visti gli atti con cui il reggitore generale ordina al suddetto ufficiale e ad altri di andare a dimorare (tenrr rest y preso) in diverse encontrade; viste molte deposizioni dei vassalli di Orani; visti altri atti con cui il reggidore ordina a molti principalls di Orani di andare a tenir arrest y preso in altre encontrade sotto pena di duecento ducati a testa ; vista una carta presentata dal procuratore di M. mossen Giovanni Stefano Corona con cui dice che fino a quel giorno il reggidore non non ha fatto svuotare (buydar) né allontanare da Orami e dalle altre ville dell ‘encontrada i maggiorenti e i capi (principals y capadosses) autori dei disordini nei salti di M., vista la notifica prescritta dal proc. gen. ai vassalli di Mamoyada, cioè al loro procuratore, a mossen Giovanni Satta maior de dies, a don Antioco Piu ex majore e a mossen Giulio corona che entro due giorni presentassero un memoriale di testimoni per poterli esaminare e producessero tutti quegli altri atti che volessero; viste alcune deposizioni fatte da alcuni vassalli di Orani; vista la deposizione di Pietro De Sotgiu Anjoy e la sua carcerazione e la sua protesta per i danni e le spese subite; visti i mandati fatti per far venire i revisori del territori; visto un altro documento del proc. di M. del 13 gennaio del presente anno, in cui tra l’altro dice che si dovevano incarcerare l’ufficiale Carta e il suo luogotenente e l’ex majore e alcuni altri principals di Orani e che si era saputo che Giovanni Maria Chisu, Giovanni Gadesu, Pietro De Sotgiu Anjoy, Giovanni Angelo Carta Adceni e Pietro Pinna Demela sono stati quelli che hanno colpito con le scuri (strellats) i cavalli di mossen Giova:mi Satta maior de dies e del majore Antioco Piu e di mastro Giulio Corona e che perciò i colpevoli devono essere incarcerati con gli altri; vista la richiesta di presentare la lista di testimoni corre già richiesto al procuratore; visto l’arto di sopraluogo fatto il 16 gennaio con i periti (probomens) nominati, vista la relazione di Francesco Paddeu alguazir dello stato di don Pietro Maga su come per ordine del proc. gen. ha prescritto a mossen Giovanni Satta, mossen Giovanni Stefano Corona proc. dei vassalli di Mamoyada e ad Antioco Piu e a mossen Giulio Corona di presentare entro due giorni la lista dei testimoni per la definizione della causa; visto un altro atto del majore della villa di Orani del 16 gennaio, in cui si dichiara che questi si è recato per due volte a casa di Giovanni Gadesu e di Giovanni Carta Adceni e di Pietro Pinna Demela, perché si presentassero davanti al reggidore per cose concernenti la buona amministrazione della giustizia, e la moglie del suddetto Gadesu rispose che era in montagna con le capre; visto che poi il reggidore ordina che si notifichi alle mogli dei suddetti che il giorno seguente i mariti comparissero davanti a lui salvo procedere contro di loro; viste le deposizioni di Gadesu, Pinna, Carta Anjoy e gli atti delle loro carcerazione  con le loro proteste per i danni e spese subite, vista la richiesta fatta dal reggidore al proc. di Mamoyada di presentare le prove contro quelli e la risposta che avrebbe consultato i principals.

Vista la dichiarazione dello stesso in cui si dice che gli incarcerati avevano ucciso i cavalli a colpi di scure e tra quelli che rubarono il branco dei maiali dei fratelli Mereu di Mamoyada sono stati riconosciuti Nicola de Tempio, Antonio Sanna, Salvatore Sanna e mastro Andrea Moreno e si chiede che il reggidore recuperi il cappotto rubato il giorno dell’ incidentem che si trova a casa dell’ufficiale Cartam controllando i coltelli contenuti nelle tasche; visto un atto presentato da Francesco Forgueri in cui si lamenta dei danni fatti ai vassalli di Orani ai quali si sarebbe dovuto chiedere se le terre della lite fossero loro o no; viste le deposizioni di Moreno, Sanna e Pinna alias de Tempio e le loro carcerazioni e proteste; vista la notifica fatta dal reggidore al proc. dei vassalli di Mamoyada il 21 gennaio; vista la lettera del 20 gennaio di mossen Giovanni Stefano Coronam pro. Degli uomini di Mamoyada, in cui comunicava al reggidore che non sarebbe andato ad Oranim essendo stato maltrattato dai vassalli di quella villa, e che ugualmente non ci sarebbe andato l’altro proc. per paura di offese dagli oranesi; vista una lettera del reggidore al majore della villa di Orgosolo, perche facesse venire presso lo stesso reggidore Basili Marras per questioni di giustizia; vista l’ordinanza del reggidoredel 22 gennaio con cui, preso atto che i vassalli di Mamoiada e il loro proc. non hanno presentato lista di testimoni, chiede che si interroghino i vassalli di Orani e molti testimoni, viste le dichiarazioni di questi; vista la dichiarazione di mossen Andrea Galisay di Mamoyada secondo cui i procedimenti del reggidore erano viziati da legittima suspicione; vista la ricusazione di tale appello; visto l’ordine impartito dal procuratore generale all’alguarrir Francesco Paddeu, perché andasse dall’ufficiale mossen Carta e altri in arrest y preso fora dela present encontrada e notificasse loro che tornassero nelle loro case; viste le richieste di risarcimento danni degli oranesi “banditi”; viste le lamentele delle mogli di Pietro Desotgiu, Giovanni Gadesu, Salvatore Sanna, Nicola de Tempio e mastro Andrea Moreno e Pietro Pinna De Melas per le carcerazioni dei mariti e i danni conseguenti; vista la contestazione fatta dal reggidore al procuratore dei vassalli mamoiadini mastro Giovanni Stefano Corona per non aver prodotto prove contro gli incarcerati, per cui gli concede perentori per  provare ciò che vuole; vista la carta presentata a nome degli incarcerati dal loro procuratore mossen Pietro Anjoy e il provvedimento del 3 febbraio, vista la carta presentata da Giovanni Piana, in cui pretende da chi lo ha fatto allontanare all’encontrada la refusione dei danni subiti; vista un’altra carta presentata da Francesco Forgueri con cui, come procuratore degli uomini e abitanti di Orani, chiede copia autentica delle scritture presentate dagli oranesi e il permesso per un’assemblea di vassalli; vista la carta con cui si concede quanto richiesto; vista una carta presentata da mossen Giovanni Stefano Corona in cui si dichiara che no è giusto che i mamoiadini paghino le diete (giornate impiegate nell’indagine) e ci si lamenta del termine di tre giorni imposto per la presentazione della lista dei testimoni e del fatto che non erano stati incarcerati l’ufficiale mossen Carta ed altri; viste le risposte del reggidore a tali contestazioni; vista la richiesta del pro. di Orami mossen Cossu di avere anch’egli copia delle scritture, vista la procura fatta allo stesso mossen Cossu e a mossen Marini Anjoy dai vassalli di Orani i1 4 febbraio; vista la richiesta presentata da mossen Giovanni Stefano Corona proc. dei vassallí di Mamoiada che si ordini a quelli di Orani di lasciare le terre di M. delle località di Su Fenuglu e Mutugunele; visto l’ordine del reggidore ai procuratori dei due villaggi di trasferirsi nelle terre contestate con sei homens abils dels Ilochs, senza armi;  viste le notifiche di tale ordine fatte a mossen Giovanni Stefano Corona e a mossen Marini  Anjoy; visto l’atto del 18 febbraio da cui risulta che il reggidore si trasferì nei salti suddeti con i procuratori e altri vassalli, affermando quelli di M. di aver fatto il primo barbatto come proprietari, mentre quelli di Orani dicono che i salti sono di loro proprietà; vista la richiesta del reggidore che entro due giorni gli uni egli altri dimostrassero quanto affermavano, perché poi avrebbe proceduto a delimitare i terreni contestati; vistaa la richiesta presentata nella stessa data dai procuratori di Orani nella montagna di un sopraluogo degli alberi tagliati e dei danni che i mamoiadini hanno fattto; visto che era tardi e rinviato, quindi, il sopraluogo; visti gli atti di sottomissione e le garanzie (homenatge y fermanses) date dagli incarcerati; visto l’atto di compromesso fatto dai procuratori e da alcuni principals delle suddette ville con l’autorità e decreto del reggidore il 5 marzo del presente anno, con cui supplicano don Geronimo  Torrosani conte di Sedilo di decidere e difinire tutte le questioni civili e criminali pendenti tra loro; visto il provvedimento dello stesso conte, per il quale i suddetti procuratori con dieci uomini di ciascuna villa si devono trovare nei terreni contestati; vista la dichiarazione di mossen Antonio Forgueri che il 3 dicembre si trovava nella villa di Orotelli impegnato in udienze ( oint di justicia) fino a sera; vista la stima degli oranesi delle loro spettanze (honres) in diecimila ducati e la richiesta dei mamoiadini di stabilire i confini da Janna Barile fino a quelli di Nuoro (Nuro), altrimenti considerano l’atto di compromesso; tenuto conto di tutti gli atti pronuncia, sentenzia, definisce e dichiara nel modo, forma e maniera seguente:

* Entro due mesi i vassalli e abitanti delle suddette ville a loro spese comuni dovranno innalzare dei mucchi di pietra e calce (mollons de pedra y calsina) ad altezza d’uomo sotto pena di duecento ducati e che li considerino pietre di confine (mollons illacanas) e sono i seguenti : cioè nella fontana de su armentarju in un albero di rovere accanto ad essa nel quale c’è una croce grande che guarda a mezzogiorno, di 5 palmi per 2, che, perciò si innalzi il confine nella suddetta fontana e da questa al sito chiamato Su elighe o alsirrr (forse è una deformazione dello spagnolo encina) che sta presso la suddetta fontana che sta sei<:i:dato si faccia il mollò, e di lì a Su nodu dessu armenrarju “atz-as atzas” in linea dritta dalla fontana e accanto alla quercia segnalata si innalzerà il mollò e di lì a Su nodu mannu dessa atzrr dessu armentarju dove ugualmente si innalzerà il mollò e dritto a Su addiglu, dove c’è un albero di rovere segnalato da una croce e accanto s’innalzerà il mollò e dritto a un altro nodo grande dove c’è un leccio che è più alto di tutti gli altri alberi e accanto a questo s’innalzi un altro mollò e di lì dritto a un nodo roccioso che sta sul costone nel quale c’è un leccio “atzas atzas” a Su foddone , dove c’è una pietra conchedda e di lì al sito detto Su foddone e accanto al leccio segnalato s’innalzi il mollò e di lì al sito detto Sa sedda de su istrampu de su foddone dove ci sono due alberi di rovere, in uno dei quali si è fatta una croce ed accanto ad esso s’innalzi il mollò, cioè in quello che è più a monte a destra ( a ma dreta ) e ciò senza pregiudizio dei vassalli della villa di Fonni e di lì a una pietra che sta vicino ad un sentiero e accanto alla croce Sua Signoria ordina che s’innalzi un altro mollò. Item andando dritti fino al sito detto Su nodu de sos elighes, che è sopra due sentieri, sopra una pietra grande dove si fece una croce s’innalzi un altro mollò e di lì procedendo dritti fino al Guado de la mela (Badu ‘e mela) vicino ad un sentiero si ordina di fare una croce sopra una pietra e il mollò e di lì  sopra il dirupo (s’istrampu) che c’è tra Sa mela e il sito detto Sufennuglu e accanto alla strada che viene da Saruli sulla sinistra venendo dall’altro segnale verso Mamoyada s’innalzi un mollò e di lì dritti al sito detto Sa ischina de su fenuglu si faccia un segnale di croce in una pietraa e s’innalzi accanto un mollò e di lì dritti fino a Su monte dessu fenuglu vicino a Comideddu nella pietra mi cui ordina di fare la croce s’innalzi un mollò e di lì al sito detto Comideddu si ordina di fare la croce su una pietra e di ‘innalzare un altro mollò. Quindi dritto fino alla contra grande di Comideddu, dove si ordina di fare una croce e di innalzare un mollò e di lì a Su montiglu de sa terra de Comideddu in una pietra grande si faccia una croce e un mollò: di lì dritti al luogo detto Su nodu che è vicino (prope) alla Conca de su cabrile de Motuguineli , ove ci sono molte pietre grandi in una di quelle si faccia una croce e un mollò. Di lì si va a Su vadiglu de Motuguineli dove ci sono molte pietre e dove ordina si faccia il segnale della croce e un altro mollò. Di lì si va a Sa contra de sa pedra pitzinna e si fa la croce e un mollò. Item più avanti nel sito Su vadiglu de Arraylo in una pietra si faccia una croce e un mollò. Item più avanti nella Contra grande de Arraylo presso il nuraxi si faccia una croce e un mollò. DI lì a una pietra grande dove ci sono tres conqueddas a modo di fossetes: sul piano della suddeta pietra si faccia un’altra croce e un mollò. Item di lì a una pedra escarpeddada: sotto la bocca di questa pietra si faccia un segnale di la croce e un mollò. Di lì alla fontana che dicono di Janna Barile fontana maggiore, accanto alla quale si faccia una croce e un mollò.

*Secondo: Sua Signoria definisce, sentenzia e dichiara che, poich;é i vassalli di Orani non hanno provato la loro accusa secondo la quale il luogotene::!.:. ~~.i iVlamoyada Francesco Mele, ex majore della suddetta villa, assalì l’ex majore di Orani Thomeu Mura e altri uomini e abitanti di Orani nel salto chiamato Litus , mentre si recavano a fare un sopraluogo degli alberi che dicevano che gli erano stati tagliati di vassalli di Mamoyada e per portar via i pastoi e bestiame di M. che c’erano nel suddetto salto, perciò assolve i vassalli di M. dalle cose contro loro pretese, imponendo silenzio perpetuo ai suddetti vassalli di Orani.

*Terzo: Quanto al capo d’accusa di quelli incarcerati su istanzaa del proc, di M. per il furto dei maiali e di una capra dei fratelli Mereu, atteso che il suddetto procuratore di M. mossen Giovanni Stefano Corona non ha provato la sua accusa, assolve gli incarcerati dall’accusa, imponendo silenzio perpetuo al procuratore in nome dei principals condannando questi a pagare agli incolpati quattro soldi per ogni giorno di prigione.

*Quarto: Poiché il suddetto procuratore di M. ha voluto incolpare mossen Giovanni Carta Pau ufficiale della Curatoria Dore e mossen Antioco Forguer; suo luogotenente, che fecero riunire con bando pubblico trecento uomini della villa di Orani e di altre ville e al suone del tamburo come  per una guerra andarono ad attaccare quelli di M. nei loro territori il tre dicembre dell’anno passato, il conte dichiara che il proc. di M. non ha provato la sua accusa, per cui ne consegue l’assoluzione dell’ufficiale e degli altri vassalli di Orani. II procuratore di MA per aver mosso tali accuse  meriterebbe un castigo, ma il conte lo assolve per ora dalla suddetta colpa orinandogli di non  parlare più in tal modo.

*Quinto: quanto alla pretesa che hanno i vassalli di Orani contro quelli di mamoiada sui danni e spese per aver chiesto che fossero trasferiti dalla presente contrada in altre ville l’ufficiale e luogotenente e altri vassalli, il conte dichiara che, avendo ordinato rest y preso en altres villes il procuratore generale, impone loro il silenzio perpetuo su tale pretesa.

*Sesto. Quanto alla pretesa dei vassalli di Orani che quelli di M. paghino loro gli alberi che dicono che gli hanno tagliato, poiché non si sa chi li abbia tagliati né lo hanno provato, il conte assolve i vassalli di M. da tale accusa, imponendo silenzio perpetuo ai procuratori di Orani.

*Settimo: quanto all’accusa che pesa sui vassalli di Orani incarcerati su richiesta dei mamoiadini di aver ucciso tre cavalli, visto che ciò non è stato provato, il conte condanna i mamoiadini a pagare agli incarcerati quattro soldi per ogni giorno di prigione.

*Ottavo. Quanto all’accusa del procuratore dei mamoiadini che gli oranesi hanno catturato i figli di Juanneddu Porcu ed altri nei territori di M., poiché non ci sono prove, il conte assolve gli oranesi da tale accusa.

*Nono: quanto all’accusa dei mamoiadini che gli oranesi abbiano arato in terre di M., ~ quelli di M. e quelli di M. nelle terre di Orani, il conte ha delimitato il territorio e perciò tutti rispettino i mollons da innalzare e i segnali fatti.

*Decimo: quanto all’assalto e alla morte dei tre cavalli di cui i mamoiadini accusano gli oranesi, poiché non consta né è provato che gli oranesi li abbiano uccisi né che li abbiano attaccati in territori di M., anzi è certo che gli incidenti sono avvenuti casualmente e non deliberatamente ( a pensa cordata) e in una località che si trova nel mezzo del confini tra le due ville, per cui non si può dire che fossero terre “liquide” dell’una o dell’altra, constando che i mamoiadini hanno colpito con colpi di scure e hanno ferito nei vestiti alcuni oranesi e nel contempo non si sa chi siano gli uccisori dei cavalli, il conte condanna tutti i vassalli di Grani presenti allo scontro con i mamoiadini i13 dicembre a pagare la metà del valore dei tre cavalli ai loro padroni, mentre l’altra metà la dovranno pagare i vassalli di M. presenti allo scontro: La stima dei cavalli dovrà essere fatta da tre persone oneste, che conoscano quegli animali, scelte una dal reggidore di don Pietro Maça le altre dalle due parti.

Poiché i vassalli della villa di Mamoyada hanno pagato 68 trasferte al notaio e scrivano sottoscritto e all’algzratzir di don Pietro Maga per il periodo in cui sono stati impegnati nel processo su istanza dei mamoiadini e poiché quelli di Orani hanno sostenuto molte spese, il conte pronuncia, sentenzia e dichiara che valga l’una spesa per l’altra e che di tutte le trasferte che restano da pagare giustamente al notaio e per gli atti e processi e all’alguatzir, ne paghi la metà ciascuna delle due parti.

Per quanto si possano pretendere alcune machizie (multe) da parte del procuratore di corte di don Pietro Maga, il conte servendosi del potere datogli dal procuratore generale dello stesso don Maga assolve tutti i suddetti vassalli di Orani e Mamoyada da qualsivoglia cosa che contro di loro si pretenda per la morte di cavvalli e quanto altro è successo i13 dicembre dell’anno passato ed impone silenzio perpetuo al procuratore delle cause dell’illustre signore don Pietro Maga su tali accuse, a totale pacificazione delle parte e perché contro di loro non resti rancore alcuno, ma vivano in pace e tranquillità.

In merito al fatto che alcuni protestano perché la giustizia di Orani e quella di Mamoyada avrebbero preso loro balestre, corde (sogues) , accette e altre cose, il conte ordina la restituzione di tutto sotto pena di 25 lire.

Firmato: Il conte di Sedilo giudice.

La presente sentenza fu letta e pubblicata da me Agostino Cabra, notaio pubblico di mandamento del conte di Sedilo, in presenza degli ufficiali di Orani e Mamoyada e dei procuratori delle suddette ville su istanza di mossen Marini Anjoy procuratore di Orani il 12 marzo 1568, presenti come testimoni i reverendi mossen Giovanni Moni prete e mossen Andrea Cava.da prete e mossen Luigi Roca e molti altri.

I procuratori di Orani mossen Marini Anjoy e mossen Giovanni Cossu aprrovano questa sentenza dalla prima all’ultima riga.

Il procuratore di Mamoyada mossen Giovanni Stefano Corona dice di approvare la sentenza come l’hanno approvata quelli di Orani.


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