Autunno in Barbagia non sono tutte rose e fiori

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Barbaricina

Presa dall’organizzazione di Sas Tappas in Mamujada,  ho avuto poco tempo da dedicare ad un’analisi attenta della manifestazione, anche se ciò che mi spinge a scrivere le mie considerazioni non è tanto Tappas che reputo un successone, piuttosto le critiche e gli articoli sulle varie Cortes Apertas che dilagano sul web.

Una serie di analisi e critiche sul circuito di Autunno in Barbagia spesso prese alla leggera senza prendere in considerazione i singoli aspetti organizzativi che caratterizzano ogni singolo paese. Insomma, si rischia così di generalizzare e fare paragoni senza uno straccio di comparazione e attenta riflessione che solo gli addetti ai lavori secondo me possono fare. In più si generano malumori senza alcun senso solo per avere uno straccio di visibilità con annessi commenti e giudizi a dir poco deleteri che hanno solo lo scopo di demonizzare e distruggere un paese.




Lo dico con assoluta convinzione in quanto non solo quest’anno sono il Vice Presidente di Sas Tappas in Mamujada ma come attiva collaboratrice di questo evento che quest’anno è giunto alla sua 14° edizione.

Ciò che mi preme dire innanzitutto è che lo scopo di questo articolo non è scatenare inutili campanilismi o attacchi a nessuno, metto le mani avanti perché è chiaro che quello che scriverò potrà non piacere ma credo sia necessario viste le considerazioni che leggo in giro. Né vuole essere un post autoreferenziale.

Ho girato e continuo a girare la Sardegna in lungo e in largo con Marco e con Viaggio in Sardegna, abbiamo visitato numerosi paesi ed edizioni di Cortes Apertas e le varianti di ogni paese, e sono davvero poche le manifestazioni che ci hanno lasciato un buon ricordo.

Quello che manca davvero ai nostri paesi è l’originalità unita alla vera tradizione senza però che questa si trasformi nel peggior folclore sardo. Mi spiego meglio.

Quando a Mamoiada si decise di entrare a far parte del circuito di Autunno in Barbagia ovviamente si pensò prima di tutto ad organizzare qualcosa di originale, un modo diverso di far conoscere il nostro paese. Ma come? Cortes non ne avevamo, case antiche da aprire al pubblico si contavano sulle dita di una mano, insomma una scelta difficile.

Anni prima e cioè nel 2000 Mamoiada organizzò una bellissima manifestazione eno-gastronomica e artigianale per ben due anni di fila presso il Santuario di San Cosimo. Una vetrina pazzesca di artigianato e mestieri in una cornice altrettanto unica. In ogni ‘umbissia un artigiano mostrava la propria arte, nei loggiati si offrivano sevadas e altre pietanze tipiche, come contorno non potevano mancare le nostre maschere i Mamuthones e Issohadores, per 3 giorni il Santuario ritornò ad essere quella “fiera” che attirava sino agli anni ’60 novenanti e fedeli da tutta la Sardegna.

Tappas è diventata un’idea vincente, girare per le varie case a degustare vini, formaggi e tantissimi piatti della tradizione compresi i dolci tipici unici in tutta la Sardegna.

Una scommessa vincente, originale e adesso copiata da tutti, che ci può solo riempire di orgoglio, perchè questo significa che la formula funziona! Un paese che valorizza il proprio patrimonio artigianale e culturale attento negli anni a non far diventare questa manifestazione un brulicare di bancarelle e bazar che niente hanno a che vedere con le produzioni locali.

Come ho letto in un post sul blog di Anthony Muroni, i nostri paesi si stanno riempendo di venditori di qualsiasi cosa pur di incassare qualche soldo, comprese le “cineserìe”, non solo, non avendo le risorse locali le importano da fuori.

La scelta di Mamoiada di non ospitare “bancarelle” o ambulanti ma di valorizzare il patrimonio locale, siano essi artigiani, commercianti, cantine, hobbisti o mascherai, è diventata impopolare tra molti di loro in Sardegna.

Impopolare si ma anche azzeccata, un esempio da seguire per non incorrere nella banalità del classico mercatino rionale.  Autunno in Barbagia non è appunto un mercato, una sagra  o la rivendita di tuttologia della domenica, è un qualcosa di più che in tutti questi anni ci ha portato a conoscere tantissime realtà.

Alcune di queste hanno saputo reinventarsi e riappropriarsi delle proprie tradizioni, altre hanno letteralmente inventato usi e costumi rasentando a volte il ridicolo. Per non parlare poi degli stereotipi!

Altra tematica da non sottovalutare è la questione dei rifiuti che in queste sagre vengono prodotti a tonnellate con le conseguenze che tutti noi conosciamo. Ebbene da Mamoiada partì qualche anno fa il concetto di eco festa, l’utilizzo di stoviglie biocompostabili divenne piano piano obbligatorio in tutte le tappe e un efficiente servizio di pulizia e raccolta rifiuti completa il quadro.

Non possiamo dire altrettanto di alcuni posti nei quali abbiamo mangiato in tavoli pieni di stoviglie lasciate da chi ci aveva preceduto, dove non c’era sufficienti bidoni, scalinate di Chiese utilizzate come bivacco con annessi rifiuti. Per non parlare poi dell’odissea per mangiare qualcosa! Spesso ci siamo spostati dalle zone più remote della Sardegna con la scusa di poter degustare qualcosa in una tappa di Autunno in Barbagia ma trovare da mangiare è stata un’impresa, senza contare poi le pietanze riscaldate e posticce.

Nonostante ciò, lungo il cammino abbiamo visto anche cose meravigliose e incontrato persone straordinarie orgogliose di portare avanti la tradizione e far conoscere le proprie usanze.

Una cosa non è imitabile e che grazie a Dio abbiamo riscontrato nella stragrande maggioranza dei paesi: l’ospitalità, l’importanza verso s’istranzu.

Sarà questa caratteristica l’arma vincente che salverà Autunno in Barbagia dall’estinzione.