L’8 marzo è tutti i giorni

Il mio 8 marzo sarà differente, come sempre del resto.

Domani la mia giornata sarà diversa e non come tutte si aspettano, nel senso che non aderirò allo sciopero delle donne. Credo che vi siano diversi modi per ricordarci chi siamo e uno di questi non è di certo “festeggiare” e/o scioperare in questo giorno.




So che subirò attacchi brutali ma vi prego non fraintendetemi, sono solidale verso le donne, estremamente contro ogni violenza, sia essa fisica o semplicemente verbale. Ma mi sento di essere donna e far valere i miei diritti ogni santo giorno.

Si perché ogni giorno noi affrontiamo sfide di ogni tipo, facciamo i salti mortali per affermare la nostra femminilità ad ogni costo. A volte anche troppo. Non per forza dobbiamo saper fare tutto o essere scelte per tutto. Io faccio ciò che mi sento senza costrizioni, e se non posso rinuncio perché ci sono cose che vanno oltre le mie possibilità.

E’ vero, l’8 marzo rappresenta un giorno simbolo per la lotta a difesa delle donne, ma mi chiedo se sia davvero necessario fare tutto questo casino solo un giorno all’anno mentre per la restante parte è un ecatombe in tutti i sensi.

Il 9 marzo sarà così? Dopo la sfilata statene certe sarà di nuovo tutte contro tutte!

Leggevo una frase, una prefazione autorevole di una scrittrice che stimo: “Grazia Deledda è una delle nostre madri e le madri – a differenza dei padri – non si uccidono: si perdonano”. (M.Murgia).

Frase molto forte in copertina dell’ultimo lavoro di Marcello Fois, Quasi Grazia.

Fosse facile perdonare e fosse facile capire, forse noi donne perdoniamo troppo? Non lo so, ma a volte è difficile essere solidali tra di noi.

Per questa giornata che dovrebbe sancire i diritti principali del genere femminile mi sovvengono alcune considerazioni anche abbastanza forti, ma di un realismo preoccupante.

Il nemico n.1 delle Donne sono le stesse donne. Condividi il Tweet

Si avete capito bene e bazzigando sui social molte se ne saranno rese conto. Io lo vedo tutti i giorni. Riusciamo ad augurarci il peggio e tiriamo fuori la parte peggiore che abbiamo, fosse solo per distruggere le nostre rivali.

Poi ci sono i casi più disparati, intimi e di cui non si ha il coraggio di parlare perché il giudizio della società pesa come un macigno.

Ragionavo su un episodio che mi capitò in prima persona. Episodio per il quale ebbi il sostegno della mia famiglia, ma non potei raccontarlo ne fare nomi. Le stesse donne mi avrebbero atterrata, denigrata e reputata bugiarda. Nella migliore delle ipotesi la colpa sarebbe stata mia.

Quando ancora il mio ufficio era aperto, fui vittima di attenzioni da parte di un compaesano, poteva essere mio padre. Per mia fortuna non successe nulla, non andò oltre perché ebbi la forza di reagire e di raccontare tutto ai miei. Un periodo nero, di paura e ansia che solo chi l’ha provato può sapere. La mia forza è stata raccontare tutto a chi poteva capirmi e aiutarmi. Nella nostra piccola comunità sarei stata la prima ad essere condannata e giudicata. Lasciata sola al mio destino. Il vero problema non sono solo gli uomini violenti e oppressivi, lo è anche la società in cui viviamo. Una società che non è capace di essere solidale e di aiutare chi ne ha più bisogno. Molte non parlano e nessuna si apre perché il giudizio degli altri è troppo importante, pesa tantissimo sulla decisione di venirne fuori. Perché certe cose non si possono dire, e forse per molti il problema non è lui, l’uomo, ma tu.




Donne giudicate “baldracche” solo perché indossano una minigonna, donne giudicate “saputelle” perché magari leggono e si informano, donne che insultano altre donne. Magari domani saranno tutte insieme alla manifestazione a Nuoro, pur sapendo che il giorno prima una conoscente ha lanciato frasi subliminali contro di lei.

Ogni giorno, tante bambine, ragazze, donne, madri, si trovano ad affrontare il mostro.

Ma il mostro non è solo l’uomo, o meglio alcuni uomini, è la società, il mostro si annida tra le nostre piccole comunità, fatte non solo di uomini ma anche di donne. Il mostro è l’indifferenza della società, che non aiuta ma ti condanna. Il mostro è l’assenza delle Istituzioni che ti dovrebbero aiutare, tutti i giorni non solo l’8 marzo.

Io per questo motivo domani scelgo di fare quello che ho sempre fatto ogni giorno quando mi alzo. E scelgo tutti i giorni di essere me stessa e provare ad essere una donna migliore.

Non smetterò l’8 marzo di essere tale.

E continuerò a gridare e a far sentire la mia voce da Barbaricina, “quasi come Grazia”.

” Sono nata in Sardegna. La mia famiglia, composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti primitivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca. Ma quando cominciai a scrivere, a tredici anni, fui contrariata dai miei. Il filosofo ammonisce: se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti; se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora; se va per la terza volta, lascialo in pace perché è poeta. Senza vanità anche a me è capitato così. Avevo un irresistibile miraggio del mondo, e soprattutto di Roma. E a Roma, dopo il fulgore della giovinezza, mi costruì una casa mia dove vivo tranquilla col mio compagno di vita ad ascoltare le ardenti parole dei miei figli giovani. Ho avuto tutte le cose che una donna può chiedere al suo destino, ma grande sopra ogni fortuna la fede nella vita e in Dio. (Grazia Deledda – 1926)”

Domani non scelgo un colore a lutto, perché per quello c’è tempo e spero il più tardi possibile. E non mi fermeranno le critiche e gli insulti, non mi fermerò, al di là di questi e dei commenti negativi che riceverò. Domani scelgo di non scioperare. Perchè sono qui e posso ancora farlo.

 

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