Turismo in Sardegna è ora di cambiare rotta

Turismo in Sardegna è ora di cambiare rotta

Destinazione Sardegna cambiare in meglio si può

Ho partecipato di recente a diversi incontri per la predisposizione del nuovo Piano Strategico Regionale sul Turismo. L’Assessora Argiolas e il suo staff sono parecchio attivi ultimamente e i motivi sono presto detti: “non possiamo più aspettare”.

Aspettare cosa?

Beh, il turista. Non è più tempo di gongolarci sui risultati lodevoli degli anni precedenti. Non possiamo più aspettare che sia il turista a venire da noi. In poche parole dobbiamo andare a prendercelo. I nostri competitor ovviamente non stanno a guardare e a giudicare dai dati emersi sono più bravi di noi.

La Sardegna anche se contrariamente a quanto si pensa, non è così attrattiva.


Ehhhh ma che blasfemia!

Ebbene, la maggior parte dei turisti che vengono in Sardegna sono spinti solo dalla motivazione “vacanza” e “mare”. Stop.

Possiamo anche menarcela con “abbiamo un territorio bellissimo”, “abbiamo i nuraghi”, “longevità”, ecc….ma il turista viene per il mare! E poco gli importa se campiamo 100 anni! Lui viene per quello e basta.

Si parla tanto di destagionalizzazione ma in realtà è che più di tanto non possiamo spingere il turismo balneare, piuttosto bisogna impegnarsi a creare dei prodotti differenti. In poche parole creare un offerta turistica che tenga conto delle richieste del turista. Nuovi prodotti per nuove stagionalità.

Se prima gli si poteva propinare quello che volevamo noi, oggi non è più così. Egli ha un ventaglio di offerte talmente ampio che se non siamo pronti e soprattutto svegli, non ci mette molto a rivolgersi altrove. Cosa che peraltro sta già facendo.

Non siamo unici, questo dobbiamo ficcarcelo in testa.

Dall’ultimo incontro di formazione Sardinia Tourism Call 2 Action sono emersi anche dei dati preoccupanti per quando riguarda i nostri beni archeologici e culturali.

Su 273 siti di interesse archeologico in Sardegna pochissime migliaia di persone ricercano questo tipo di attività. Questo perchè vige ancora la cultura della conservazione e quindi manca appeal turistico. Serve un adattamento delle attrattive culturali per raggiungere l’obbiettivo dell’entertainement.

Riassumendo la motivazione che spinge i turisti a visitare i siti archeologici e/o culturali è di rimbalzo. Vengo per il mare e poi vedo qualcos’altro.

Su 12 Musei più visitati in Sardegna, solo 5 hanno una valutazione che è rilevante o alta. In poche parole il resto non è attrattivo, non viene vissuto e condiviso. Il visitatore non ha motivi per condividere immagini o parlare del luogo visitato perchè per lui solo visitare non è esperienza.

Il turista vuole essere attore, vuole fare un’esperienza, avere il contatto con l’autenticità.

Ma bisogna stare attenti ad alcune minacce, quelle che spesso vengono ignorate dagli operatori. Bisogna stare attenti alla Perdita di valore, perdita di generare interesse e perdita dell’attrattività.

L'eccessiva teatralità di alcune tradizioni porta inevitabilmente ad una banalizzazione. Condividi il Tweet

In poche parole, l’eccessiva esposizione di alcune delle nostre più importanti tradizioni alla mercè di sagre e sagrette, porterà alla distruzione della nostra autenticità. Il turista delle spiagge e “del solo mare e vacanza” non cerca questo tipo di sceneggiate. Puntualmente invece gliele si propina in ogni salsa.

Ecco credo che alla luce di questi e altri dati analizzati durante questi incontri occorra riflettere seriamente.

Ci sono tante criticità ma anche tante cose positive e operatori con tanta voglia di fare e mettersi in gioco. Questa è la scommessa di Destinazione Sardegna, e per la prima volta questa pianificazione parte anche dal basso, da noi attori del turismo nell’isola.


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